VILLA LA PETRAIA: STORIA, CURIOSITA’ E FOTO DI UN PATRIMONIO UNESCO

0
3361

Questa domenica Castellochannel.it vi porta fin dentro ad una delle ville più affascinanti di tutta Firenze: la villa medicea La Petraia, proclamata nel 2013 patrimonio dell’umanità UNESCO. Vi sveliamo la storia, le curiosità, il giardino interno per mano di Dario Gensini, che vi racconterà tutto quanto c’è da sapere su questo pezzo di storia. Inoltre vi portiamo a spasso per la villa, con le foto di Massimo Lombardi per Castellochannel.it. E domenica prossima si replica, con la villa di Castello.

villa la petraia

VILLA “LA PETRAIA”: STORIA, CURIOSITA’, FOTO

A cura di Dario Gensini

Villa medicea “La Petraia”, Lunetta dal” Museo Firenze com’era”, Firenze

Periodo di proprietà medicea: 1544-1738

Acquistata da: Cosimo I de’Medici

Commissionata a: Davide Fortini

Commissionata da: Cosimo I de’Medici

STORIA

L’origine della villa, nell’alto medioevo, è giustificata dalla vicinanza di insediamenti etruschi e romani.
Dalla cronaca di Filippo Villani apprendiamo che i Brunelleschi, primi proprietari documentati, respinsero le truppe pisane durante l’assedio di Firenze del 1364 dalla loro piccola fortezza che fu individuata nella Petraia. La villa, dopo qualche decennio, fu ceduta al ricchissimo mercante Palla di Noferi di Palla Strozzi, che fece eseguire lavori di ristrutturazione.

Non è chiarissima la data in cui avvenne il passaggio ai Medici, ma la prima notizia certa risale al 9 Ottobre 1544, quando Lorenzo Pagni, provveditore delle fabbriche di Castello, scrisse un ordine di determinati oggetti al segretario di Cosimo I, Pierfrancesco Riccio. Nel 1566, fu proprio Cosimo I de’ Medici a decidere di ristrutturare la vecchia casa da signore, affidando il progetto a Davide Fortini, il quale chiese di sistemare alcune parti della villa e di creare una loggia per il figlio Ferdinando. Sempre a Cosimo I risalgono le prime sistemazioni del giardino e dell’acquedotto di Valcenni, che doveva alimentare la villa. In una lettera dell’8 Luglio 1568, il duca fornì indicazioni precise su come procedere.
La perentorietà con cui Cosimo I chiese che il nuovo edificio fosse privo di orpelli ornamentali, fece intendere com’egli avesse un‘idea ben chiara di ciò che voleva. Richiese una residenza caratterizzata dalla semplicità e dall’austerità architettonica, riscontrabile in altre fabbriche, vedi Poggio a Caiano e le sue scuderie. Le scelte di Cosimo I per la villa influenzeranno molto quelle del figlio Ferdinando nel momento in cui otterrà la completa indipendenza economica grazie ai benefici concessi dal padre nel 1569. Il giovane cardinale Ferdinando fece creare i piani terrazzati, tra il 1573 ed il 1574, secondo il desiderio del padre.

villa petraia 4

Ferdinando soggiornò a Roma con maggiore stabilità i primi anni dopo la morte di suo padre. Quest’allontanamento portò il cantiere a subire un brusco rallentamento o addirittura una battuta d’arresto. I lavori ripresero subito dopo la morte del fratello Francesco, avvenuta a Ottobre del 1587. Egli, dopo pochi mesi, convocò da Roma il suo architetto di fiducia, Raffaele di Pagno. Il quale, ebbe il compito di portare a termine i lavori. Quando arrivò per la prima volta alla villa, rimase scoraggiato dall’ambiente caotico che in essa trovò: il materiale presente era vecchio in quanto era stato acquisito da Cosimo I. Il cortile doveva essere appena iniziato, le sue colonne erano prive dell’archeggiatura sovrastante e forse erano ancora a terra. Nel giardino, i terrazzamenti e il vivaio dovevano esser all’ossatura. L’intervento consistette nel rendere più armonioso l’intero edificio, che presentava caratteristiche sia medioevali sia medicee. Il momento saliente della ristrutturazione avvenne con la creazione del nuovo cortile e dei due loggiati. La scelta di ricorrere a una corte interna, oramai in disuso, doveva essere condizionata dalle murature esistenti.

Ferdinando aveva un grande interesse verso le piante del mondo vegetale e fu per questo motivo che s’impegnò a seguirne i lavori. Egli nutrì interesse per le applicazioni farmacologiche e terapeutiche.
Nei grandi spartimenti quadrati della villa vi erano sia piante semplici, sia altre rare, come ad esempio il frutteto nano. In altre zone del giardino vi erano piantati alberi da frutto di normali dimensioni. La frutta, allora cibo quasi esclusivamente principesco, era custodita sotto chiave da un credenziere. Esso fu uno dei motivi per la quale gli agrumi assunsero un’importanza fondamentale in villa.

Nel 1583 fu registrata una fornitura che Ferrante de Torres fece a La Petraia; essa comprendeva circa duemila esemplari di aranci amari per ibridare altri agrumi che si trovavano nel giardino. Furono coltivati limoni e limoncelli, amava ricevere in regalo i limoni Spadafora del granduca Francesco. Arrivarono da Firenze capperi, mandorle, ma specialmente due verdure di particolare pregio a quel tempo, l’asparago e il carciofo. Tra le passioni di Ferdinando bisogna segnalare quella per i fiori, che offriva come dono di benvenuto. Si fece procurare dal suo agente fiorentino altre tipologie di fiori provenienti dai Balcani o dalla Turchia, interessandosi ai papaveri e soprattutto alle rose. Fece estrarre acqua e olio, che furono molto graditi dal fratello Francesco.

Il fattore della villa, Filippo Tarchiani, godé di piena fiducia da parte di Ferdinando, a tal punto che diventò il fattore di Castello. Alla morte di Ferdinando La Petraia passò, nel 1609, al figlio Don Lorenzo il quale apportò delle modifiche di una certa rilevanza. La modifica più importante che fece fu quella di arricchire la villa con un ciclo pittoresco di Fasti Medicei dipinti dal Volterrano. Essi dovevano rappresentare delle scene che avessero il fine di celebrare la casata medicea. Questo ciclo, per quanto riguarda le ville medicee, fu secondo solo al salone di Leone X presso la Villa di Poggio a Caiano. Nel 1622, furono commissionati a Giulio Parigi, lavori di consolidamento della torre e di sistemazione dell’ingresso da nord. È da tenere presente che la villa era raggiungibile da due strade, una a est, che conduceva alla chiesa di Quarto, e un’altra che portava alla chiesa di Castello. Non è chiaro tuttavia quale fosse l’ingresso nel 1500. Ci sono varie opinioni che affermano da ovest, altre da est oppure da sud, quasi sicuramente non da nord, viste le condizioni caotiche che vi erano durante il periodo di ristrutturazione.

Nacque dunque la necessità di creare un ingresso più consono da nord e di riordinare la villa. Nella prima metà del 1600 fu sottoposta a interventi di ristrutturazione. La vocazione verso la scoperta di nuovi elementi naturali dei frutti e delle piante fu portata avanti da Cosimo fino a don Lorenzo, riunendo una collezione molto ampia di elementi naturali. Purtroppo con la fine della dinastia medicea La Petraia diviene dimora del principe di Craon, ospite dei Lorena, che a sua volta si circondò di molti personaggi di cultura inglesi. Essa, a differenza di molte altre ville, non subisce un processo di degrado, anzi, furono mantenuti sia il giardino sia la villa. Furono apportate delle modifiche all’edificio, come una sala da gioco, una di raccolta di acquerelli cinesi, mentre il giardino rimase immutato grazie ad un inspiegabile codice di cristallizzazione che il complesso tenne fino al 1818, come se fosse divenuto uno schema immutabile. La Petraia subì un’ultima trasformazione significativa con la creazione del parco odierno realizzato su ordine di Pietro Leopoldo II di Lorena che volle riunire il possedimento a quello di Castello.

villa la petraia 3

L’incaricato del progetto fu il boemo Joseph Frietsch, che lo pensò in stile inglese.
Riassumendo, la villa fu abitata prima dai Medici e poi dai Lorena, che vi ospitarono il principe di Craon. In successione prese residenza Vittorio Emanuele II di Savoia. Egli, assieme a sua moglie, arredò la villa per l’ennesima volta. Fece eseguire la copertura del cortile centrale con un’ariosa struttura di acciaio e vetro, che favorì una migliore preservazione degli affreschi. Uno degli eventi di maggiore spicco della residenza sabauda fu la festa che si celebrò con un grande ballo da oltre mille persone per il fidanzamento del figlio, conte Emanuele di Mirafiore, con Blanche de Larderel, nel 1872.
Nel 1919 la villa fu donata allo Stato Italiano, il quale la destinò all’Opera Nazionale Combattenti. Questi ultimi vendettero molti arredi e decorazioni, guadagnando molti soldi. Solo negli anni ’60 la villa ritornò allo Stato che la dichiarò Museo Nazionale nel 1984.

Oggi è uno dei migliori esempi di Giardino all’Italiana, caratterizzato dai terrazzamenti. Un sito in cui capire in maniera completa quali fossero i requisiti che la dinastia medicea richiedesse per le ville di campagna, ossia la posizione, con una buona vista, e la creazione di un filo logico con la natura che coordinasse tutto l’ambiente. Vi sono anche dei progetti futuri, che prevedono il recupero dei sotterranei dove si pensa fossero situate le antiche cucine ed altre stanze. In esse si ipotizza che dovrebbero essere presenti alcuni plastici di giardini in miniatura realizzati per la Mostra di Giardinaggio del 1931.

GIARDINO

La villa è in una posizione di tutto rispetto, con una panoramica sulla valle fiorentina, il giardino si suddivide in due parti: quella anteriore, dove sono presenti le tre terrazze e quella retrostante che è stata destinata al Giardino all’Inglese. Descrivendo i giardini possiamo notare che sono caratterizzati da un pendio irregolare. La terrazza all’altezza dell’edificio è divisa in due prati, quello a est detto prato della figurina e quello a ovest detto prato dei castagni. Il primo prende il nome dalla fontana del Tribolo, Fiorenza, mentre il prato dei castagni oggi presenta dei cedri e poco altro.
Il piano del Vivaio, raggiungibile tramite una scala con due rampe, si trova in una serra, mentre ai due lati sono tenute in buono stato le aiuole.

Giardino all’Italiana di villa “La Petraia”, Firenze

villa petraia 2

Il piano inferiore presenta siepi e un complesso geometrico, che riconduce al Giardino all’Italiana. Esso perde un po’ del suo valore a causa della pendenza, che nel tempo ha portato a una diversa organizzazione, formata da due cerchi affiancati divisi da vialetti ortogonali. La fontana al centro è un’aggiunta Settecentesca.
Da ricordare è l’acquedotto di Valcenni che, nonostante la grande opera, si rivelò poco utile alla villa a causa dello scarso impiego dell’acqua nel giardino.

VILLA

Le prime opere di rilievo in villa si ebbero nel 1568, quando Ferdinando divenne Granduca nel 1587. Egli iniziò una trasformazione vera e propria dell’edificio, da fortezza a residenza degna di un Principe.

Villa Medicea “La Petraia”, Firenze

La villa fu riorganizzata e ampliata attorno alla torre. Del primo piano, dobbiamo parlare del cortile centrale, il quale nelle due pareti principali raffigura le Gesta di Goffredo di Buglione alla presa di Gerusalemme, realizzati da Cosimo Daddi e risalgono al 1590 circa. Sotto i loggiati laterali sono raffigurati i Fasti Medicei, capolavoro del Volterrano, che li realizzò tra il 1637 e il 1646. Essi hanno l’obiettivo di esaltare i Medici tramite delle scene: L’incontro fra papa Leone X e Francesco I di Francia, L’ingresso trionfale di Cosimo I a Siena, Caterina de’ Medici con i figli, Il predominio della Toscana sul mare, Giuliano Duca di Nemours e Lorenzo Duca d’Urbino sul Campidoglio, Alessandro primo duca di Firenze, Cosimo II riceve i vincitori dell’impresa di Bona, Maria de’ Medici regina di Francia con i figli, Cosimo I associa al governo il figlio Francesco, Clemente VII che incorona a Bologna Carlo V.

Vi sono altre sale molto belle, come quella dedicata al pranzo, detta Sala degli Arazzi, dove sono appesi alcuni arazzi fiamminghi, con rappresentazioni riguardanti Le quattro stagioni; I mesi di Maggio e Giugno, I quattro elementi, Cosimo II che riceve l’omaggio del Senato. Incontriamo in seguito la Sala della Musica, grazie alla presenza di un pianoforte, decorata con dei velluti francesi che ritroveremo poi nello Studio del Re. Un altro luogo importante è la Cappella Nuova, in precedenza utilizzata come stanza di Cosimo III, che si distingue da quella più antica situata al primo piano. In essa erano presenti affreschi di Rinaldo Botti e Pier Dandini, che trasmettevano un messaggio religioso che rispecchiava il forte legame di Cosimo con la chiesa. Con il cambio di utilizzo della stanza in Cappella fu costruito un altare. Tornando al cortile, sul lato destro sono presenti due sale, destinate alla preservazione delle sculture sia di Castello sia della Petraia. Infatti, è proprio qui che sono conservati il gruppo di statue dell’Ammannati, alcuni rilievi di Pierino da Vinci e di Niccolò Tribolo, e molte altre sculture.
Passando al primo piano, incontriamo subito numerosi acquerelli cinesi di fine Settecento, essi decorano il corridoio che porta nelle varie stanze.

Lo Studio è arredato con mobili Ottocenteschi in legno di mogano, mentre la Sala Impero è costituita da mobili napoleonici. Passando la Sala blu di stile rococò, si arriva allo Studiolo di Fiorenza che prende il nome dalla famosa scultura del Giambologna. La Camera della Bella Rosina presenta un tipico letto a baldacchino Ottocentesco, dove dormì Rosa Vercellana. La Sala de Toeletta preserva una sequela di ritratti attribuiti a una pittrice settecentesca, Giovanna Fratellini. Incontriamo il Salotto Giallo che fu la stanza del Re e il Salotto Verde che presenta due dipinti di Matteo Rosselli, commissionati da Carlo de’ Medici. Nel periodo post mediceo i Lorena realizzarono la Sala da Gioco, arredata da essi con molti dipinti, varie tipologie di giochi e molti divani per rendere l’ambiente maggiormente armonioso. Vi sono altre stanze come il Salotto Rosso, la Cappella Vecchia, dove sono conservate alcune opere di artisti famosi come il Poccetti. Chiude questo breve percorso espositivo la Loggia di Levante, che conserva due mobili molto pregiati e antichi che furono intarsiati in stile barocco.

Dario Gensini – Castellochannel.it

LA GALLERIA IMMAGINI (AIUTATI CON LE FRECCE)

 

Lascia una risposta